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 Comunicato Cobas in Wind

Non vedo non sento non parloSCIOPERO in WIND – Giovedì 24 Gennaio per l’intero turno di Lavoro, per tutti i Lavoratori del Gruppo Wind Contro i trasferimenti da Milano a Roma Il 24 gennaio per i Lavoratori Wind Milano, isolati dalle strutture nazionali di categoria di Cgil-Cisl-Uil, è stato indetto dalla RSU una giornata di Sciopero. I Cobas del Lavoro Privato hanno indetto, per la stessa data, lo Sciopero Nazionale in Wind. A settembre 2008 si vorrebbe far partire la migrazione forzata da Milano a Roma di 240 Lavoratori. Si e voluto fare un mediatico passaggio di “approvazione” tra i Lavoratori, sottoponendoci una scelta impossibile, perché l’Ipotesi di Accordo lega i passaggi a 6 ore dei Part-Time ai trasferimenti da Milano a Roma. Se pure si contassero le firme raccolte a Milano come voti (che bocciano l’accordo) non si è espresso che il 30% dei Lavoratori. La maggior parte dei SI è arrivata dalle assemblee partecipate dai Lavoratori del Customer Care, area principe dei contratti Part-Time. “Qualcuno” ha avuto il coraggio di convolare ad un accordo con un solo Sciopero in 3 mesi di vertenza. E sempre lo stesso “qualcuno” (come tentato in Vodafone) ha fatto in modo che non ci fosse alcuna Manifestazione Nazionale. Ogni sede ha vissuto questi mesi … con quello che le varie RSU hanno raccontato. Poi tutti siamo stati chiamati a votare, ma nessuno ci ha ancora spiegato perchè nel centro-sud, durante il primo mese di vertenza, si e pure evitato di affiggere i comunicati Slc-Fistel-Uilcom. Per non parlare di cosa hanno raccontato le varie RSU quando si è dovuto votare … A Palermo (confondendosi forse con l’accordo della recente cessione in Vodafone?) è stato raccontato che l’azienda in questo accordo si impegna a non utilizzare lo strumento delle esternalizzazioni fino al 2011(???). Ed è stato fatto in un Call Center (Palermo) che, per distanza da Roma e numero di Dipendenti, si sente il fratello gemello del Call Center di Sesto S.Giovanni, recentemente esternalizzato. In Campania (col più grosso Call Center di Wind) le assemblee sono state convocate (testualmente) <<..al fine di poter approvare tale ipotesi di accordo … anche in virtù di far partire al più presto il processo di trasformazione a part-time 6 ore e a tutto quanto ciò previsto in tale ipotesi…>>. Alla convocazione è seguita la “notizia sindacale” che l’azienda avrebbe aumentato i posti dell’asilo nido a Pozzuoli. A Roma poi, l’accordo è stato presentato come un “paracadute” per i colleghi di Milano, omettendo di sottolineare che approvato tale accordo non c’è prosecuzione nella trattativa, ed “ignorando” che a Milano questo paracadute è stato rifiutato. Sempre a Roma si è sparato a zero contro la RSU di Milano, a conferma di uno dei “depistagli” in cui si è diluita fin ora questa Vertenza, la solita contrapposizione “ideologica” Roma-Milano, che si è manifestata anche e soprattutto nella polemica sindacale tra le strutture territoriali di Milano e le relative strutture nazionali di Slc-Fistel-Uilcom. Ma ai lavoratori, serve tale diatriba ??? Come se non bastasse, per dividerci ulteriormente, è stata diffusa la “voce” che tra i 240 ben 90 sarebbero Quadri e Settimi Livelli, e che ai restanti 150 (con Livello dal 6° in giù) si riferirebbe il piano di rientro di 150 unità a cui fa cenno l’ipotesi di accordo… …di oscenità in oscenità… Roma, 22 Gennaio 2008

Avvocati contro WindChe fanno le istituzioni se un imprenditore porta avanti la “propria strategia industriale”?

di Bruno Casati *

Wind, trasferimenti o licenziamenti? Quando i padroni “si sentono liberi” di portare avanti i propri piani industriali

Che fanno le istituzioni quando un imprenditore che, come troppi sostengono, è “libero di portare avanti la propria strategia industriale” e, perciò, può chiudere l’azienda, come delocalizzarla in Cina o Romania, oppure tagliarne presunti rami secchi e, quindi, come fa Sawiris dopo aver acquistato Wind, cancellare le sedi di Milano trasferendo a Roma 240 persone? Qual è il ruolo delle Istituzioni? Manifestare solo solidarietà? Certo la Provincia lo ha fatto e così il Comune, ma non basta. Bisogna esporsi, andare al cuore del problema sottoponendo a critica proprio quella strategia industriale che ha, come in Wind Milano, queste ricadute: 240 trasferimenti a Roma che, impossibili da praticare per la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori, vanno letti come 240 ipotesi di licenziamento. Del resto Sawiris deve tagliare sull’organico, risparmiare, lo ha anche detto, perché deve far fronte al miliardo di euro che dovrà, a mesi, versare all’Enel. E, accerchiato dai fondi, fa un’operazione tre tavolette: trasferimenti fasulli, rientri fasulli, licenziamenti certi. Milano paga oggi, poi toccherà ad altri, è chiaro.
Il caso Wind non è però che l’ultimo anello di uno svuotamento industriale della Milano metropolitana dove, in un paio d’anni (come Assessore in 40 mesi di mandato ho seguito finora, una per una, ben 200 crisi), hanno chiuso i battenti, tra le altre, la Zucchi Bassetti e la Frette nel tessile e poi via via Abb, Celestica, Unilever, Gaggia, Electrolux, Nokia, Nylstar, Postalmarket e Alfa. E, devastante, si annuncia la vicenda Alitalia e Sea. E’ un territorio che perde valore, si declassa. Invoca l’Expo però perdendo industria (e Malpensa). Come se un’esposizione, una Fiera, possa salvare da un declino che sta anche nel dimezzamento in dieci anni dei brevetti. Ma torno a Wind: che fanno le Istituzioni? Con i mezzi a disposizione la Provincia dovrebbe provvedere solo a ricollocare esuberi attraverso i propri Centri per l’Impiego. Lo stiamo facendo in tutti quei casi ma, forse, è il momento di fuoriuscire da questa condizione impotente di “Caritas Ambrosiana dei licenziamenti” con una proposta che rivolgo sia al Governo che alla Regione, che ha facoltà di legiferare. Perché non mettere in campo una leggina, come c’è in altri Paesi Europei del resto, che porti l’imprenditore, sempre “libero di portare avanti la propria strategia industriale”, a sostenere lui il costo di tutti gli ammortizzatori sociali e, insieme, lasciare alle Istituzioni le aree che abbandona? Forse gli imprenditori dell’elenco precedente e lo stesso Sawiris – che attraverso il trucco del ramo d’impresa a Sesto e quello del finto trasferimento a Milano scarica il costo delle sue libere scelte sui lavoratori – ci penserebbero due volte prima di procedere. Oggi lo possono fare solo perché “paga Pantalone”.
Oggi su Wind c’è un accordo sindacale sottoscritto prima di Natale presso il Ministero dello Sviluppo. Con quell’accordo si prevede la cancellazione della telefonia fissa a Milano e quei 240 trasferimenti a Roma. Mi espongo come Assessore sostenendo tre cose.
La prima. Se guardo l’accordo dal punto di vista della difesa del valore di un territorio, spero non si offenda nessun sindacalista, se sostengo che quello non è un buon accordo in quanto si è negoziato sì ma l’arretramento di Milano. Sono perplesso.
La seconda è relativa all’azienda. Mi domando come sia possibile che un’importante impresa di telecomunicazioni, che vende raffinati sistemi digitali, non sia in grado di strutturare i propri servizi sulla rete e imponga la concentrazione? E’ possibile ma solo se l’impresa deve tagliare per essere solvibile con il venditore. E l’Enel, il venditore, se ne lava le mani. Altroché Responsabilità Sociale d’Impresa. Qui siamo nel campo dell’irresponsabilità.
Terzo, illudendomi che si possa almeno “ridurre il danno” e salvare il presidio Milano, mi metto a disposizione dei Sindacati, delle Rsu, delle lavoratrici e dei lavoratori di Milano qualora ritenessero utile aprire, anche con la Regione Lombardia, un tavolo in cui ci si provi a contrastare questo atto di ulteriore declassamento di un territorio.

*assessore al Lavoro e al contrasto crisi occupazionali della provincia di Milano

COMUNICATO STAMPA AVVOCATI SENZA FRONTIERE

Avvocati senza frontiereWind: I lavoratori diffidano i sindacati nazionali

Giovedì 24 i lavoratori della sede Wind di Milano sono scesi davanti ai cancelli per protestare contro il trasferimento da Milano a Roma che l’azienda vuole imporre a  240 dipendenti con il beneplacito delle OO.SS. nazionali,  il cui accordo è stato messo sotto accusa addirittura mediante una formale diffida stragiudiziale sostenuta dalla rete di Avvocati senza Frontiere.
 
Molti gli impiegati/e con figli e le madri lavoratrici per i/le quali, nonostante gli incentivi, sarebbe molto arduo accettare di spostarsi e che sarebbero sostanzialmente “costretti” loro malgrado a dimettersi: un modo moderno e a costo zero per imporre il licenziamento.
Sotto accusa l’accordo siglato a dicembre tra l’azienda e i sindacati nazionali che mette nero su bianco il trasferimento del personale.
La richiesta dei lavoratori è di non ratificarlo e di aprire un tavolo a cui possano partecipare anche le istituzioni locali.
La vertenza va avanti ormai da diversi mesi e ha avuto inizio quando Wind ha reso noti i piani di trasferimento da Milano a Roma, adducendo una non meglio precisata riorganizzazione aziendale.
L’art. 25 del CCNL delle telecomunicazioni prevede che un lavoratore, uno o più gruppi possano essere trasferiti in altra sede solo per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ragioni che, secondo  i rappresentanti della sede milanese di Wind “non sussistono, sono illegittime e pretestuose”. D’altronde,  secondo i lavoratori,  il CCNL non prevede che  i miglioramenti del  processo produttivo siano strettamente legati alla presenza fisica a Roma e all’art. 22 prevede espressamente il telelavoro considerandolo “una modalità di svolgimento della prestazione che permette di modernizzare l’organizzazione del lavoro realizzando un miglioramento del processo produttivo delle imprese e conciliando l’attività lavorativa delle persone con la vita sociale e familiare.”
Dal punto di vista procedurale i lavoratori denunciano che i tre firmatari non avessero alcun mandato per siglare accordi con Wind, essendo stati incaricati esclusivamente di raccogliere le offerte dell’azienda. Uno dei punti più paradossali dell’accordo-truffa è che i firmatari hanno sostenuto la bontà dell’intesa, appoggiandosi al fatto che 1500 lavoratori, riconducibili alle sole sedi di Palermo, Napoli e Ivrea (su un totale di circa 7000), avrebbero accettato il piano di Wind, che prevede incentivi in loro favore, barattando così i vantaggi dei primi con i diritti dei restanti che vengono tagliati fuori. Una moderna politica sindacale che più che la difesa dei lavoratori ricorda il famoso brocardo “Divide et impera” con cui gli antichi romani si garantivano il controllo delle colonie. 
Senza contare poi che, mentre nei rapporti “business to business” con aziende quali Auchan e Aotostrade, la WIND si vanta della distribuzione di servizi in remoto e virtuali, all’interno dell’azienda, coi propri lavoratori, pretende la centralizzazione “gomito a gomito”.
In conclusione i lavoratori di Milano insieme alla RSU e sindacati territoriali chiedono ai sindacati nazionali Tlc e Wind di non sottoscrivere l’accordo perchè illegittimo, visto che è  stato concordato dalle OO.SS nazionali con l’azienda senza alcun valido mandato dei lavoratori da trasferire e che non è idoneo a tutelare i loro interessi. La definizione della vertenza potrà avvenire solo se sarà aperta una trattativa sindacale territoriale, locale e decentrata che tenga in considerazione ogni singola problematica dei soggetti interessati.

AVVOCATI SENZA FRONTIERE è una rete di legali e professionisti, a livello nazionale ed europeo, istituita con la collaborazione di più associazioni, ad iniziativa del Movimento per la Giustizia Robin Hood, a cui possono partecipare anche praticanti, iuris periti, consulenti tecnici, commercialisti, comuni cittadini, studenti e volontari.  La struttura italiana si prefigge di tutelare con la necessaria fermezza e coraggio civile i cosiddetti “diritti negati” delle persone più deboli, contro ogni forma di abuso della Pubblica Amministrazione e/o di soggetti privati in posizione dominante, contribuendo a fare crescere la legalità e l’etica deontologica della professione forense, la cui nobiltà è troppo spesso offuscata da comportamenti non sempre improntati a lealtà professionale, ovvero dalla diffusa debolezza dei Consigli dell’Ordine, incapaci di uscire dalle logiche dominanti e in genere più vicini agli interessi del potere che a quelli della collettività.

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